Giovani innamorati al tempo della rivoluzione.

In Toru, personaggio principale e narratore di quest’ opera, ho trovato in parte un giovane Holden 2.0, proprio come scritto nel retrocopertina. Forse, però, un giovane Holden un pò più consapevole.

Oggi ho intenzione di parlarvi di Norwegian wood di Haruki Murakami, chiamato anche ” l’autore meno giapponese tra gli autori giapponesi”. Anche il titolo, ripreso da una canzone dei Beatles, di certo non ci riconduce alle tradizioni orientali. Haruki scrive una nota di suo pugno, nel quale ci racconta di aver scritto il libro in giro per diversi paesi dell’ Occidente, dai quali è stato particolarmente influenzato. Tra questi c’è anche l’Italia, in particolare Roma.

Perchè tra tanti cantanti, tra tante bands, Murakami ha scelto proprio un brano dei Beatles?  Perchè ci troviamo nel Sessantotto: gli anni della “rivoluzione”, della rivolta studentesca. Non c’è quindi da sorprendersi se il sesso non è certo un argomento taboo, anzi. Al contrario, sembra far parte della routine quotidiana. Quello che é veramente  sconcertante è il numero di suicidi presenti in questo libro (sono tre) , e la concezione della morte come parte integrante della vita. Probabilmente questo è più un pensiero orientale.

Toru, giunto all’etá di trentasette anni, si trova su un aereo, quando sente le note di Norwegian Wood. Immediatamente torna indietro agli anni della sua giovinezza, nella quale siamo quindi introdotti tramite un lungo flashback.

Il primo ricordo che gli affiora alla mente riguarda Naoko, una ragazza verso cui Toru riservava dei sentimenti speciali. Fragile, stravolta da un avvenimento in particolare, che continuerá a tormentarla a lungo. Per questo, dopo aver continuato a rimandare, ricorrerá ad una terapia psichiatrica. Lo annuncerá a Toru tramite una lettera, che gli spedirá al college.

Sì, perchè mentre Naoko, a causa dei suoi problemi, è costretta momentaneamente ad abbandonare ogni progetto per il futuro, Toru frequenta il college. Un college nei confronti del quale prova sensazioni contrastanti, che ama e odia allo stesso. Lo odia principalmente per le persone che circolano. Eppure lì in mezzo trova degli amici, come Strurmtruppen, personaggio particolare e improbabile, e come Nagasawa, intellettuale spregiudicato dell’alta societá. Legherà soprattutto con lui, perchè al di lá del suo modo di comportarsi, lo ritiene interessante.

Toru ama circondarsi di persone di questo tipo. Riesce a guardare oltre ogni difetto, se dall’altra trova una mente che lo stimola e che vuole conoscere. Midori , ragazza eccentrica e frizzante, non fa eccezione. Diretta ed ironica, è un personaggio che ti entra quasi subito nel cuore, e finisci per innamortene un pò anche tu. E ammiri il suo essere forte, il non lasciarsi abbattere dalle difficoltá. Insomma, il suo modo di reagire, anche di fronte alla morte, che è così diverso da quello di Naoko. Ma soprattutto, più di tutto questo, il suo modo di ragionare.

In mezzo ad una societá di ragazzi che credono di essere anticomfortisti, ma che in realtá seguono la massa, Midori, pur essendo consapevole di essere una ragazza comune, anticomfortista lo è davvero. Sará lei che ci porterá a riflettere davvero sulla rivoluzione di quegli anni. Haruki, di cui Toru sarebbe l’ alterego, fa uscire il proprio pensiero tramite la bocca di Midori. Semplice ma coinciso, proprio nel modo in cui lei solitamente parla. Anche in questo è così diversa da Naoko, che con le parole fa dei giri interminabili, o ancora peggio, troppo concentrata sulla scelta di quelle giuste, non riesce proprio a trovarle.

“Quando ho cominciato l’università, mi piaceva cantare cosí entrai in un club di musica folk. Arrivati lì per prima cosa ti davano da leggere Marx. C’era poco da fare: tornata a casa mi dovetti mettere a leggere Marx. Cosí alla successiva riunione spiegai che avevo provato a leggere ma non ci avevo capito un tubo. Mi trattarono come un’idiota. Non avevo la minima coscienza critica, mancavo totalmente di visione sociale. Fu tragico, sai? E solo perché avevo confessato di non aver capito un testo.Per non parlare poi della discussione. Tutti usavano le parole piú difficili con l’aria di chi non ha fatto altro in vita sua. Io che non capivo mi azzardavo a fare domande tipo: «Che vuol dire sfruttamento imperialistico? >> […] Ma nessuno mi dava spiegazioni. Anzi, si arrabbiavano sul serio. Come è possibile che non capisci queste cose? mi dicevano. Come pensi di vivere senza un’idea nel cervello? Ma io sono quella che sono. Sono una persona comune. Ma non sono le persone comuni quelle che sostengono la società, e quelle che vengono sfruttate? E sbandierare di fronte alle persone comuni parole che non possono capire me lo chiamate rivoluzione? Trasformazione della società? […] Allora pensai: questi sono solo una massa di mistificatori.  […] Quando arrivano al quarto anno si tagliano i capelli, trovano un bell’impiego alla Mitsubishi, alla TBS, all’IBM o alla Banca Fuji, si prendono una moglie carina che non ha mai letto una parola di Marx e affibbiano ai loro bambini i nomi piú pretenziosi che trovano. Altro che «Distruzione della cooperazione università-industria!» C’è da piangere dalle risate […]. A giugno me ne andai, ero talmente indignata. Ma non è solo il club. Tutta l’università è piena di questi ipocriti. Passano la loro vita tremando, nel terrore che gli altri possano scoprire che non hanno capito qualcosa. […] Sarebbe questa la rivoluzione?  Se la rivoluzione è questa, meglio farne senza. “

Midori, che tu abbia o non abbia espresso il pensiero di Haruki, io mi trovo pienamente d’accordo.

Toru rimane subito affascinato da Midori, e lei non si fa problemi a dichiararsi.  Però c’è Naoko, che non riesce proprio a togliersi dalla testa. Così va a trovarla, nel tentativo di schiarirsi le idee. Non riuscirá a pieno in questo suo obiettivo, ma conoscerá Reiko, una donna con dei problemi ma ormai guarita, che continua, nonostante tutto, a restare in quella clinica in parte per servizio, in parte per la paura di uscirne. Reiko lo aiuterá molto in futuro, e anche lui la aiuterá. Diciamo che saranno l’uno il terapista dell’altra.

Toru resterà confuso tra Midori e Naoko, pur prediligendo quest’ultima, finchè le cose non prenderanno una piega inaspettata (ok, forse un pò me lo aspettavo). Ad ogni modo, il Toru trentasettenne, è piu’ consapevole e ha sicuramente imparato qualcosa da questa esperienza:

“Quello che lei cercava non era il mio braccio, ma il braccio di qualcuno. Quello che cercava non era il mio calore, ma il calore di qualcuno.”

Prima di concludere, ci tengo a specificare che forse, da quello che ho scritto,  sembra quasi che io non abbia apprezzato il personaggio di Naoko, ma non è così. Ritengo anzi che Naoko, al di lá del suo modo di reagire o meglio di non reagire, possieda sicuramente una profonditá e una sensibilitá che sono piuttosto rare. E in questo sta l’abilitá dell’autore. Nella descrizione dei personaggi, in special modo dei loro sentimenti. Anche le descrizioni dei paesaggi sono notevoli.

Egli scrive, sempre in quella sua nota ” Ogni volta che penso a questo romanzo, ancora oggi alla mia mia mente affiorano i paesaggi dell’Italia degli anni Ottanta. Per questo, se i lettori italiani lo amassero, non potrebbe esserci per me gioia più grande.” Caro Haruki, non so dirti se l’ho amato, ma sicuramente mi è piaciuto.

Un libro che parla di adolescenza, dei primi amori e delle prime scelte. Di quella voglia di distinguersi, di essere diversi.                                                                                                             Ma non è ora di iniziare a chiedersi qual è la vera rivoluzione? 

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Insetti (s)cacciati dalla società.

Quando qualcuno riesce, in 60 pagine circa, a racchiudere un significato nascosto e profondo, allora quello deve essere davvero un bravo autore. Ma noi lo sapevamo già, caro Frank Kafka. Insomma, non è un caso se questo racconto, La metamorfosi, è diventato un classico.

Greogor Sasma è un giovane uomo, un commesso viaggiatore, completamente dedito al suo lavoro. Non proprio di sua spontenea volontà , ma piuttosto perchè deve contruibire al mantenimento della famiglia. Non si assenta mai,  e non coltiva altri interessi al di fuori di esso. Eppure tutto questo inizia a stressarlo. Si sente a disagio, come rinchiuso in una gabbia che neanche si è scelto. In seguito ad una notte terrificante, senza che ci venga fornito il perchè, si sveglia improvvisamente mutato in un insetto.                              E provate ad indovinare cosa pensa? Ebbene sì, la prima cosa che si domanda è come farà ad andare al lavoro. Come camperà la famiglia senza lui?                                                  I famigliari, al contrario, non hanno di questi problemi. La semplice visione di lui in quel corpo li terrorizza. Inoltre, venuti a conoscenza della sua incapacità di lavorare in tali condizioni, Gregor diventa sempre di piu’ un peso ai loro occhi, oltre che motivo di vergogna e imbarazzo. Tanto enormi sono queste sensazioni, che alla fine decidono di sbarazzarsene.

Kafka ha avuto un rapporto conflittuale con il padre. Profondo e sensibile il primo, pratico il secondo. Certamente il padre desiderava che il figlio avesse piu’ la testa sulle le spalle, ma la natura di Frank era intellettuale e artistica.                          Kafka sfrutta la propria esperienza famigliare per scrivere un racconto che contiene tutto il male di vivere tipico di chi non si sente accettato, neanche dai propri cari. La solitudine e l’isolamento di Gregor sono quelli dell’autore. Inoltre sono anche quelli di tante altre persone, considerate insetti dalla società. Persone con particolari malattie fisiche o psicologiche, ma non solo.                                                                                                                           Soprattutto di persone che non si accontentano della superficie, ma vogliono arrivare a capire l’essenza delle cose. Persone, che come proprio come Gregor, sono scomode. Perchè hanno il coraggio di pensare con la propria testa. E ciò è raro, devo dire. Perchè è invece piu’ comodo prendere tutto per come è, senza interrogarsi troppo.                             Ricordatevelo sempre, lo schiavo che riuscì a liberarsi e ad uscire dalla caverna, venne ritenuto “matto” da quelli ancora incatenati. Fu accusato di dire delle assurdità, eppure era l’unico a conoscere la realtà.

Una grande metafora del diverso e della società, che l’ha sempre rifiutato e sempre lo rifiuterà. Una società a cui vai bene soltanto se ti adegui. Ma noi diciamo di no. Come Gregor soffriremo, perchè è esigenza dell’uomo quella di appartenere ad un gruppo, ovvero di omologarsi. Eppure non lasciamo che questo ci fermi, continuamo a cercare. Perchè la ricerca conduce alla verità, e quindi alla libertà. Soltanto cercando riusciremo a liberarci dalla manette.

 

I miei 15 libri preferiti

Oggi, 23 Aprile 2017, è il ventunesimo anniversario della giornata mondiale del libro. Lo scopo di questo evento è promuovere la lettura. Quindi, per festeggiare, voglio condividere con voi i miei 15 libri preferiti; quelli che mi hanno lasciato qualcosa di importante, che mi hanno segnata. Stilare una lista è stato piuttosto difficile, ma alla fine ce l’ho fatta. Di alcuni ne ho già parlato in precedenza, di altri no. Partendo dal presupposto che, ovviamente, questa classifica è in continua evoluzione, iniziamo:

  1. Il piccolo principe di Antoine de Saint- Exupèry    

 DescrizioneE’ la storia dell’incontro tra un aviatore, costretto da un guasto ad un atterraggio di fortuna nel deserto, e un ragazzino alquanto strano, che gli chiede di disegnargli una pecora. Il bambino viene dallo spazio e ha abbandonato il suo piccolo pianeta perchè si sentiva troppo solo lassù: unica sua compagna era una rosa.                                                                                                                                                                                            Chi è che non lo conosce? Un libro senza tempo, che non perde mai significato. Rivolto ai piccoli, ma soprattutto ai grandi, che hanno dimenticato com’è essere bambini. Il piccolo principe è un invito a meravigliarsi, a guardare il mondo con gli occhi di un fanciullo. Ci ricorda quali sono i veri valori, ad esempio l’amicizia.                                                               L’ ho amato perchè ,in fondo, io dentro mi sento ancora un pò bambina. E spero che questo possa non cambiare mai.

“Non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi.”

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2. L’arte di essere fragili di Alessandro D’avenia 

Descrizione: In queste pagine Alessandro D’Avenia racconta il suo metodo per la felicità e l’incontro decisivo che glielo ha rivelato: quello con Giacomo Leopardi. Leopardi è spesso frettolosamente liquidato come pessimista e sfortunato. Fu invece un giovane uomo affamato di vita e di infinito, capace di restare fedele alla propria vocazione poetica e di lottare per affermarla, nonostante l’indifferenza e perfino la derisione dei contemporanei. Nella sua vita e nei suoi versi, D’Avenia trova folgorazioni e provocazioni, nostalgia ed energia vitale.

Parliamoci chiaro, a me lo stile di Alessandro è sempre piaciuto, ma ne L’arte di essere fragili si è superato. Un libro che cerca di rispondere alle grandi domande della vita, grazie alla “collaborazione” del grandissimo poeta Giacomo Leopardi. Quando l’ho letto ero piena di dubbi che volevo sciogliere, e in questo mi ha aiutata. Certo, non è riuscito a slegarli tutti, ma dopo averlo terminato mi sono sentita un pò meglio. In qualche modo era come mi fossi tolta un peso, e appena l’ho chiuso, ne ho sentito subito nostalgia.

“L’arte da imparare in questa vita non é quella di essere invincibili e perfetti, ma quella di saper essere come si é, invincibilmente fragili e imperfetti.”

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Qui la mia recensione: Il segreto della felicità

3. Le notti bianche di Fedor Dostoevskij

Descrizione: La natura lirica, fantastica e fantasmagorica di Pietroburgo è tutta infusa nelle Notti bianche, romanzo pubblicato per la prima volta nel 1848. Il giovane protagonista della vicenda è un sognatore. Immerso in uno sciame di pensieri e fantasticherie, nelle lucide notti estive, il giovane intraprende in solitudine lunghe passeggiate per le vie cittadine fino al sorprendente incontro con Nasten’ka, un altro essere notturno, e al sogno di un’avventura meravigliosa.

Ahimè, leggendo questo libro non ho potuto fare altro che identificarmi nel ruolo del sognatore. E ogni sua insicurezza, durante la lettura, è stata anche la mia. Sì insomma, è proprio vero che rifugiarsi nei propri sogni è meglio che vivere la vita reale? Sto forse sprecando il mio tempo? Grazie a Le notti bianche ho capito di poter trovare un sogno ogni giorno, senza dovermi rifugiare nel mio mondo.

” Passeranno gli anni e verrà una dolorosa solitudine, verrà la tremula vecchiaia col bastone, l’angoscia e la tristezza. Il mondo della fantasia diventerà sempre piu’ pallido e i sogni appassiranno e moriranno e cadranno come le foglie gialle dagli alberi.. Oh, Nasten’ka! Come sarà triste rimanere solo, completamente solo… senza neanche un rimpianto, niente, assolutamente niente… Perchè tutto quello che avrò perduto non esisteva, era solo una stupida nullità totale, era solo una fantasticheria!”

Le notti bianche

La mia recensione: Tra sogno e realtà

4. Il profumo di Patrick Suskind 

Descrizione: Jean-Baptiste Grenouille, nato il 17 luglio 1783 nel luogo pi puzzolente di Francia, il Cimetire des Innocents di Parigi, rifiutato dalla madre fin dal momento della nascita, rifiutato dalle balie perchè non ha l’odore che dovrebbero avere i neonati, anzi perch “non ha nessun odore”, rifiutato dagli istituti religiosi, riesce a sopravvivere a dispetto di tutto e di tutti. E, crescendo, scopre di possedere un dono inestimabile: una prodigiosa capacità di percepire e distinguere gli odori. Forte di questa facoltà, di quest’unica qualità, Grenouille decide di diventare il piu’ grande profumiere del mondo, e il lettore lo segue nel suo peregrinare tra botteghe odorose, apprendista stregone che supera in breve ogni maestro passando dalla popolosa e fetida Parigi a Grasse, città dei profumieri nell’ariosa Provenza. L’ambizione di Grenouille non è quella di arricchirsi; persegue, invece, un suo folle sogno: dominare il cuore degli uomini creando un profumo capace di ingenerare l’amore in chiunque lo fiuti, e pur di ottenerlo non si fermerà davanti a nulla.

Per quanto completamente inumano e privo di sentimenti, mi è sembrato di riconoscermi, in parte, nella figura di Grenouille. Anche io ho sentito la sua stessa tristezza, il suo disagio: la scarsa consapevolezza di  non sapere ancora chi si è davvero.    E’ una strada dura e piena di ostacoli, quella che Grenouille percorre. Sto parlando di crescere, che vuol dire scoprirsi e  accettarsi. E chi che non l’ha vissuta? Per fortuna ne sono usciti quasi tutti vincitori, o quasi. L’importante è affrontarla, e non cercare di lasciarsela alle spalle.

“Gli uomini possono chiudere gli occhi davanti alla grandezza, davanti all’orrore, e turarsi le orecchie davanti a melodie o a parole seducenti. Ma non possono sottrarsi al profumo. Poiché il profumo è fratello del respiro. Con esso penetrava gli uomini, a esso non potevano resistere, se volevano vivere. E il profumo scendeva in loro, direttamente al cuore e là distingueva categoricamente la simpatia dal disprezzo, il disgusto dal piacere, l’amore dall’odio. Colui che dominava gli odori, dominava il cuore degli uomini.”

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La mia recensione: Nel mondo degli odori

5. Il buio oltre la siepe di Harper Lee

Descrizione:  In una cittadina del “profondo” Sud degli Stati Uniti l’onesto avvocato Atticus Finch è incaricato della difesa d’ufficio di un “negro” accusato di violenza carnale; riuscirà a dimostrarne l’innocenza, ma l’uomo sarà ugualmente condannato a morte. La vicenda, che è solo l’episodio centrale del romanzo, è raccontata dalla piccola Scout, la figlia di Atticus, un Huckleberry in gonnella, che scandalizza le signore con un linguaggio non proprio ortodosso, testimone e protagonista di fatti che nella loro atrocità e violenza non riescono mai a essere più grandi di lei.

Questo libro mi è piaciuto perchè tutto quello che denuncia Harper, in un modo così semplice ed elementare da arrivare a chiunque, è ciò contro cui anche io mi schiero contro: il razzismo, la discriminazione, la guerra. Forse per l’ultima non posso fare molto, ma per quanto riguarda le prime due, nel mio piccolo,  cerco di fare del mio meglio. Come? Provando ad essere di veduta aperta, e di non giudicare prima di conoscere. A volte può essere impresa ardua, ma mai impossibile.

” Quasi sono tutti simpatici, Scout, quando finalmente si riesce a capirli.”

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La mia recensione: Superare i pregiudizi

6. Balzac e la piccola sarta cinese di Daj Sijie

Descrizione: La storia di questo libro racconta di come la lettura, grazie alla segreta malia di una misteriosa, preziosissima valigia di libri occidentali proibiti, riesca a sottrarre due ragazzi, colpevoli soltanto di essere figli di “sporchi borghesi”, a svariate torture e permetta anche a uno di loro di conquistare la “Piccola Sarta cinese”. Così, pur vivendo in mezzo agli orrori della rieducazione, i due ragazzi e la Piccola Sarta scopriranno, in virtù di qualche goccia magica di Balzac, che esiste un mondo fatto di pura, avventurosa bellezza. Attraversando, nel frattempo, rocambolesche avventure.

Come potevo non apprezzare questo romanzo? Un libro sull’importanza della lettura, su quanto può cambiare la vita di una persona. In particolare quella della Piccola Sarta, che grazie a diversi autori, ma soprattutto a Balzac, diventerà una donna indipendente e troverà il coraggio di ricominciare daccapo.

“Mi ha detto che Balzac le ha fatto capire una cosa: che la bellezza di una donna è un tesoro inestimabile.”

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7. Il giovane Holden di J.D. Salinger

Descrizione: Sono passati cinquant’anni da quando è stato scritto, ma continuiamo a vederlo, Holden Caufield, con quell’aria scocciata, insofferente alle ipocrisie e al conformismo, lui e la sua ‘infanzia schifa’ e le ‘cose da matti che gli sono capitate sotto Natale’, dal giorno in cui lasciò l’Istituto Pencey con una bocciatura in tasca e nessuna voglia di farlo sapere ai suoi. La trama è tutta qui, narrata da quella voce spiccia e senza fronzoli. 

Le opzioni sono due: Holden o si ama o si odia. Io personalmente l’ho amato. Un giovane ribelle, che è arrabbiato con il mondo. Perchè lui è diverso, non si rispecchia nella società egoista ed ipocrita in cui vive. Cerca quindi il proprio posto, ma senza trovarlo.  Inizia così il dramma di Holden, che lo rende confuso, insicuro. Insomma, è l’adolescente che c’è, o c’è stato, in ognuno di noi. Ecco perchè, dopo anni, continuiamo a leggerlo. Non mi è piaciuta la scelta di cambiare il titolo originale The catcher in the rye, ovvero “il prenditore nella segale”. Perchè, per quanto in italiano possano suonare male, in quelle cinque paroline inglesi, è racchiusa la vera essenza di Holden.

“Ad ogni modo, io mi immagino sempre tutti questi bambini, e in giro non c’è nessun altro – nessuno di grande, intendo – tranne me, che me ne sto fermo sull’orlo di un precipizio pazzesco. Il mio compito è acchiapparli al volo se si avvicinano troppo, nel senso che se loro si mettono a correre senza guardare dove vanno, io a un certo punto devo saltare fuori e acchiapparli. Non farei altro tutto il giorno. Sarei l’acchiappabambini del campo di segale. So che è da pazzi, ma è l’unica cosa che mi piacerebbe fare davvero. Lo so che è da pazzi.”

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 8. La verità sul caso Harry Quebert di Joel Dicker
Descrizione: Estate 1975. Nola Kellergan, una ragazzina di 15 anni, scompare misteriosamente nella tranquilla cittadina di Aurora, New Hampshire. Le ricerche della polizia non danno alcun esito. Primavera 2008, New York. Marcus Goldman, giovane scrittore di successo, sta vivendo uno dei rischi del suo mestiere: è bloccato, non riesce a scrivere una sola riga del romanzo che da lì a poco dovrebbe consegnare al suo editore. Ma qualcosa di imprevisto accade nella sua vita: il suo amico e professore universitario Harry Quebert, uno degli scrittori più stimati d’America, viene accusato di avere ucciso la giovane Nola Kellergan. Il cadavere della ragazza viene infatti ritrovato nel giardino della villa dello scrittore, a Goose Cove, poco fuori Aurora, sulle rive dell’oceano. Convinto dell’innocenza di Harry Quebert, Marcus Goldman abbandona tutto e va nel New Hampshire per condurre la sua personale inchiesta. Marcus, dopo oltre trent’anni deve dare risposta a una domanda: chi ha ucciso Nola Kellergan? E, naturalmente, deve scrivere un romanzo di grande successo.
Questo libro non contiene grandi significati, o nulla del genere. Però la trama è ben orchestrata e mi ha preso talmente tanto da riuscire a divorarlo in soli due giorni, nonostante le 770 pagine. La verità sul caso Harry Quebert è stato il primo thriller/ giallo che ho letto, e quello mi ha fatto appassionare al genere.  Ho apprezzato molto, inoltre, i consigli che, all’inizio di ogni capitolo, Harry dà a Marcus.

“Impara ad amare i tuoi fallimenti, Marcus, perché saranno loro a formarti. Saranno i tuoi fallimenti a dare sapore alle tue vittorie.”

La verità sul caso Harry Quebert

La mia recensione: La verità sul caso Harry Quebert

9. Cose che nessuno sa di Alessandro D’avenia 

Descrizione: Margherita ha quattordici anni e sta per varcare una soglia magica e misteriosa: l’inizio del liceo. Un mondo nuovo da esplorare e conquistare, sapendo però di poter contare sulle persone che la amano. Ma un giorno, tornata a casa, ascolta un messaggio nella segreteria telefonica: è di suo padre, che non tornerà più a casa. Margherita ancora non sa che affrontando questo dolore si trasformerà a poco a poco in una donna, proprio come una splendida perla fiorisce nell’ostrica per l’attacco di un predatore marino. Accanto a lei ci sono la madre, il fratellino vivace e sensibile e l’irriverente nonna Teresa. E poi Marta, la compagna di banco sempre sorridente, e Giulio, il ragazzo più cupo e affascinante della scuola. Ma sarà un professore, un giovane uomo alla ricerca di sé eppure capace di ascoltare le pulsazioni della vita nelle pagine dei libri, a indicare a Margherita il coraggio di Telemaco nell'”Odissea”: così che il viaggio sulle tracce del padre possa cambiare il suo destino.

Eccolo di nuovo, proprio lui: Alessandro D’avenia. Ve l’ho detto, io di questo scrittore non ne posso proprio fare a meno. Ho letto Cose che nessuno sa circa tre o quattro anni fa,e mi sono rispecchiata appieno in Margherita, con le sue insicurezze e tutti quei piccoli difetti. Inoltre mi ha fatta sognare ad occhi aperti, sperando di incontrare anche io il mio Giulio un giorno. In poche parole è stato con me durante la mia crescita, in particolare durante quel periodo nel quale ne ero terrorizzata, e mi ha insegnato ad osservarla con uno sguardo diverso.  Perchè è proprio di crescere che si parla.

“Non cercare ora risposte che non possono venirti date perché non le potresti vivere. E di questo si tratta: di vivere tutto. Vivi ora le domande. Forse ti avvicinerai così, a poco a poco, senza avvertirlo, a vivere un giorno lontano, la risposta.”

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10. Dieci Piccoli indiani di Agatha Christie 

Descrizione: Dieci persone estranee l’una all’altra sono state invitate a soggiornare in una splendida villa a Nigger Island senza sapere il nome del generoso ospite. Eppure, chi per curiosità, chi per bisogno, chi per opportunità, hanno accettato l’invito. Gli invitati non hanno trovato il padrone di casa ad aspettarli; hanno trovato invece una poesia incorniciata e appesa sopra il caminetto della loro camera. E una voce inumana e penetrante che li accusa di essere tutti assassini. Per gli ospiti intrappolati è l’inizio di un interminabile incubo.

Il primo libro che ho letto di Agatha Christie, grazie al quale ho capito perchè viene chiamata anche “la regina del giallo”. Ha un modo tutto suo di scrivere. Sparge inidizi qua e là, e quando ti sembra di esserti avvicinata alla soluzione, ecco che ne aggiunge di nuovi. Finchè alla fine entri in una specie di spirale, e continui a chiederti: ma insomma, chi è stato? E la risposta, quella vera, non te la saresti mai immaginata.                                  Vi lascio con l’incipit:

“In un angolo dello scompartimento fumatori di prima classe, il signor Wargrave, giudice da poco in pensione, tirò una boccata di fumo dal sigaro e scorse con interesse le notizie politiche del «Times». Poi, depose il giornale sulle ginocchia e guardò fuori dal finestrino. Il treno correva attraverso il Somerset.
Diede un’occhiata all’orologio: ancora due ore di viaggio.
Ripensò a quello che i giornali avevano scritto su Nigger Island.”

 

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11. Una stanza tutta per sè di Virginia Woolf

Descrizione: “Saggio narrativo” tipico della originale e multiforme produzione saggistica di Virginia Woolf, “Una stanza tutta per sé” affronta, in modo ironico e pieno di vita, di ragione e senso critico nutrito dalla forza delle emozioni, il tema della creatività femminile e quindi della rivendicazione ‘femminista’ dei diritti delle donne. Sulla scia di S.T. Coleridge, la Woolf afferma la superiorità creativa della mente androgina ed esprime, in toni amari e risentiti contro i privilegi maschili, una genuina indignazione per il ruolo subalterno cui era costretta la donna intellattuale del suo tempo, e la donna in genere – a meno che non avesse la fortuna di avere una ‘stanza tutta per sé’ ovvero una rendita che le permettesse di essere liberamente creativa. Lucida analisi dell’essere scrittrice in una società in cui il dominino convenzioni repressive che riducano la donna a madre, sorella o figlia, la Woolf, intessendo un colloquio ideale con grandi scrittori come Montaigne, John Donne, T.S. Eliot e Lukacs, ci conduce in questo saggio alla ricerca di un punto di equilibrio interiore, di un momento di bellezza e verità.

Diciamo che mi ritengo femminista. Nel senso che sostengo l’ultima ondata di femminismo, ovvero quella che difende la parità dei diritti tra uomini e donne.                   Questo libro è stata per me l’occasione di fare conoscenza con una vera femminista, e capire un pò meglio le condizioni della donna nel tempo. L’ho trovato quindi molto interessante.  Virginia Woolf si ritrova ad affrontare un argomento piuttosto complesso: la donna nella letteratura. Perchè la donna inizia a scrivere molto piu’ tardi rispetto all’uomo? La risposta è nel titolo. Perchè, oltre all’ indipendenza economica, non aveva neanche una stanza tutta per sè, dove poter stare tranquilla con i propri pensieri. Sempre occupata tra bambini e lavori di casa, la donna aveva ben poco tempo da passare sola, fattore indispensabile per iniziare a scrivere.

“Ragazze, dovrei dirvi – e per favore ascoltatemi, perché comincia la perorazione – che a mio parere siete vergognosamente ignoranti. Non avete mai fatto scoperte di alcuna importanza. Non avete mai fatto tremare un impero, né condotto in battaglia un esercito. Non avete scritto i drammi di Shakespeare, e non avete mai impartito i benefici della civiltà a una razza barbara. Come vi giustificate? È facile dire, indicando le strade, le piazze, le foreste del globo gremite di abitanti neri e bianchi e color caffè tutti freneticamente indaffarati nel commercio, nell’industria e nell’amore  abbiamo avuto altro da fare. Senza la nostra attività nessuno avrebbe solcato questi mari, e queste terre fertili sarebbero state un deserto. Abbiamo partorito e allevato e lavato e istruito, forse fino all’età di sei o sette anni, i milleseicentoventitré milioni di esseri umani che secondo le statistiche sono attualmente al mondo; e questa fatica, anche ammettendo che qualcuno ci abbia aiutate, richiede tempo.”

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12.  Canto di natale ( a Christmas Carol)  di Charles Dickens 

Descrizione: A Scrooge, vecchio e insensibile usuraio, poco importa del Natale e del bene che potrebbe fare agli altri, da Fred, suo unico nipote, a Bob Cratchit, suo misero e sfruttato impiegato. Ma proprio la notte di Natale gli appare lo spettro del defunto socio in affari, Jacob Marley, il quale, dopo averlo aspramente rimproverato per la sua riprovevole condotta, gli preannuncia la visita di tre fantasmi. Essi gli permetteranno di viaggiare nel Natale passato, presente e futuro e di osservare il suo se stesso com’era un tempo non molto lontano, come fosse profondamente cambiato e a cosa sarebbe andato incontro. Scrooge, provato e colpito da questo viaggio psichico, riesce a comprendere una verità insospettata: solo l’amore può dare un significato alla vita di ogni essere umano. A Christmas Carol, inaugurale racconto natalizio, conserva intatto ancora oggi il suo potere di commuovere e di additare all’umanità un esempio di fratellanza e un cammino di speranza.

Anche questa molto conosciuta, è una storia sempre attuale. Perchè migliaia sono stati, sono e saranno gli uomini che, attratti dal dio Denaro, si dimenticano i veri valori. Così nonostante la loro ricchezza, proprio come Scrooge, passano un’esistenza infelice.              L’importante, in ogni caso, è capire di aver sbagliato. Non è mai troppo tardi per cambiare vita.                                                                                                                                          Tra l’altro io l’ho letto in lingua originale, e consiglio anche a voi di farlo.

“Risero alcuni di quel mutamento, ma egli li lasciava ridere e non vi badava; perché sapeva bene che molte cose buone, su questo mondo, cominciano sempre col muovere il riso in certa gente.” 

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13. Storia di una ladra di libri di Markus Zusak

Descrizione: E il 1939 nella Germania nazista. Tutto il Paese è col fiato sospeso. La Morte non ha mai avuto tanto da fare, ed è solo l’inizio. Il giorno del funerale del suo fratellino, Liesel Meminger raccoglie un oggetto seminascosto nella neve, qualcosa di sconosciuto e confortante al tempo stesso, un libriccino abbandonato lì, forse, o dimenticato dai custodi del minuscolo cimitero. Liesel non ci pensa due volte, le pare un segno, la prova tangibile di un ricordo per il futuro: lo ruba e lo porta con sé. Così comincia la storia di una piccola ladra, la storia d’amore di Liesel con i libri e con le parole, che per lei diventano un talismano contro l’orrore che la circonda. Grazie al padre adottivo impara a leggere e ben presto si fa più esperta e temeraria: prima strappa i libri ai roghi nazisti perché “ai tedeschi piaceva bruciare cose. Negozi, sinagoghe, case e libri”, poi li sottrae dalla biblioteca della moglie del sindaco, e interviene tutte le volte che ce n’è uno in pericolo. Lei li salva, come farebbe con qualsiasi creatura. Ma i tempi si fanno sempre più difficili. Quando la famiglia putativa di Liesel nasconde un ebreo in cantina, il mondo della ragazzina all’improvviso diventa più piccolo. E, al contempo, più vasto. 

Forse in questo caso non c’era neppure bisogno di una descrizione, perchè Storia di una ladra di libri è conosciutissimo, anche grazie al film uscito nel 2013. Mi è piaciuto perchè, pur parlando della strage accaduta agli ebrei e della Seconda guerra mondiale, il contesto storico spesso resta uno sfondo. E’ l’ideale per chi vuole saperne di piu’ a riguardo, ma al contempo vuole anche fare una lettura “leggera”. Sì, perchè la storia di Liesel è commovente e nostalgica, però anche felice in certi tratti. Di nuovo, questo è un libro che parla dell’ importanza della letteratura. E’ anche contro la guerra, che agli occhi di una bambina come Liesel risulta atroce, ed è così che viene descritta. Liesel, quella bambina che vedendo bruciare i libri, decide di salvarne il piu’ possibile, alla fine potrei essere io. Anzi, mi ci vedo molto bene nel ruolo della ladra di libri. Sebbene scritto in modo molto semplice, Storia di una ladra di libri è emozione allo stato puro.

“La gente tende a notare i colori di una giornata solo all’inizio e alla fine, ma per me è chiaro che in un giorno si susseguono un’infinità di sfumature e tinte, in ogni istante. Una singola ora può essere composta da migliaia di colori diversi.”

 

Storia di una ladra di libri.

14. Io sono di legno di Giulia Carcasi

Descrizione: È l’alba di una domenica qualunque.
Giulia aspetta, Mia non è ancora tornata dai suoi sabati senza freno. Sono madre e figlia divise da un precipizio di anni e segreti, apparentemente sicure delle proprie scelte: hanno applicato alle loro vite teoremi precisi e sembrano funzionare. Ma quando Giulia si ritrova a leggere il diario di Mia, l’ingranaggio si rompe. Bisogna tornare indietro. E Giulia lo fa. Torna ai ricordi di una giovinezza ferita: il perbenismo della sorella, la fragilità di una madre che non voleva guerre, l’amicizia con una suora peruviana curiosa dell’amore e dei balli e che di Dio non parlava mai. Torna ai primi passi da medico, tra corsie e sale operatorie, al matrimonio con un primario, alla lunga attesa di una maternità sofferta e desiderata. Più la storia di Giulia si snoda nel buio del passato, più affiorano misteri che chiedono di essere sciolti. Ma per madre e figlia l’incontro può solo avvenire a costo di pagare il prezzo di una verità difficile, fuori da ogni finzione.

Mia, come tutti, diventa adolescente. Inizia a chiudersi in se stessa, ad escludere la madre dal suo mondo privato. Quest’ultima, quando se ne rende conto, cerca di salvare il loro rapporto: legge il diario della figlia. E mentre lo fa, le viene voglia di raccontare la sua storia. Così, in un libro molto breve (solo 140 pagine), vengono ripercorse due vite, simili ma anche diverse. Ecco, simili ma anche diverse, così siamo io e Mia. Diverse fuori, diverse nel modo di comportarsi, di atteggiarsi all’esterno, ma simili dentro. Entrambe siamo di legno.

“Il legno sembra fermo, ma è sottoposto a pressioni interne che lentamente lo spaccano.
La ceramica si rompe, fa subito mostra dei suoi cocci rotti.
Il legno no, finché può nasconde, si lascia torturare ma non confessa.
Io sono di legno.” 

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15. Assassinio sull’ Orient Express di Agatha Christie 

Descrizione: L’Orient-Express, il famoso treno che congiunge Parigi con Istanbul, è costretto ad una sosta forzata, bloccato dalla neve. A bordo qualcuno ne approfitta per compiere un efferato delitto, ma, sfortunatamente per l’assassino, tra i passeggeri c’è anche il famoso investigatore belga Hercule Poirot, al quale verranno affidate le indagini. Poirot, in effetti, risolverà il caso, non prima, però, di essersi imbattuto in una sensazionale sorpresa.

Di nuovo lei, “la regina del giallo”. Non mi prolungo troppo, perchè le ragioni sono piu’ o meno le stesse. Il suo stile ha fatto centro anche questa volta. Quando pensavo di aver risolto il mistero, ecco che è subentrato il dubbio. E alla fine avevo pure indovinato. Ma brava Agatha, sei riuscita a farmi dubitare di nuovo.

“Se tutti mentono, la confusione non é minore di quella che vi sarebbe se tutti dicessero la verità.”

Assassinio sull'Orient Express

Ed eccoci giunti alla fine.Spero che magari qualcuno di questi libri vi sia piaciuto particolarmente, e che in tal caso corriate subito in libreria o in biblioteca.

 

 

 

Il suicidio giovanile tra libri e serie TV: Tredici di Jay Asher

Di recente, tra giovani e adulti, sta spopolando una serie tv targata Netflix. Forse avrete già capito di cosa sto parlando. 13 reasons why, tratta dal romanzo Tredici di Jay Asher, è il nuovo fenomeno mondiale.
Vorrei che scrivere questa recensione fosse facile per me, invece non lo è affatto. Perché? vi chiederete. In fondo è un semplice libro per ragazzi, no?
Sbagliato. O meglio sí, lo è, ma le tematiche trattate sono tante,varie e molto delicate. In primis il suicidio, poi il bullismo e ancora lo stupro, ma non solo.

Tredici racconta la storia di Hannah Baker, una diciassettenne che decide di suicidarsi. Clay Jensen, innamorato di lei, non se ne capacita , almeno finché non riceve le cassette. Infatti Hannah, prima di morire, registra sette cassette in cui spiega le tredici ragioni, una per ogni lato, che l’hanno spinta a compiere tale gesto. E lascia delle indicazioni, ovvero che dovranno arrivare , in ordine, ad ognuna delle persone da lei nominate.

Tredici è un’opportunità per vedere quella che, purtroppo troppo spesso, è la realtà dei giovani d’oggi. Ecco perché interessa anche gli adulti.                                                          Negli ultimi tempi si parla sempre di più di bullismo nelle scuole. Una scelta casuale? Non credo proprio. Non solo il bullismo continua a espandersi ma, con il progresso tecnologico, si è venuto a creare quello che si chiama cyberbullismo. Una forma tutta nuova di bullismo, ancora più dolorosa per chi la subisce, poiché pubblica, visibile a tutti. Perché la tecnologia avanza, mentre l’uomo non fa altro che tornare indietro.

Hannah ha avuto un’ esperienza piuttosto dura tra i banchi di scuola. Commenti e gesti offensivi da parte di ragazze, ma soprattutto di alcuni ragazzi, che credevano di poter fare come volevano. Invece non è così.
Una gonna corta, un top oppure un vestito non sono giustificazioni valide per le aggressioni sessuali. Nulla lo è.
Ma soprattutto non sono un invito. Perché, udite bene, vi sto per raccontare qualcosa di pazzesco: nessuna donna desidera essere violentata. Credevate il contrario, non è vero? Beh, forse voi no, ma qualcun altro sí.
Questo qualcuno è il personaggio peggiore di tutta la vicenda, e per fortuna è soltanto frutto della fantasia. Eppure ci sono anche tante persone reali che sono di questa opinione, e camminano ogni giorno su questo pianeta, tranquillamente.

Tredici  ci fa pensare a ciò che facciamo ogni giorno, a quanto può influire su una persona.
Ma volete un consiglio? Guardate la serie tv.
Le mie aspettative sul libro erano abbastanza alte, e sono state in parte deluse.
Non mi aspettavo un capolavoro letterario, ma pensavo scavasse più in profondità. Certamente fa riflettere, ma non lascia il segno.

La serie, al contrario, tocca qualcosa dentro.
Riesce meglio del libro a coinvolgere lo spettatore , e di conseguenza a sensibilizzare.
Non so spiegarvi bene perchè, fatto sta che ti fa uscire le lacrime. Forse per via del fattore visivo. Vedere determinate scene fa ribrezzo, quasi orrore. Ma più probabilmente perché è pervasa da sentimenti, emozioni, sensazioni. La sofferenza di Hannah è viva, si infiltra dentro di noi, quasi finchè non riusciamo a toccarla. Così quando Hannah soffre, soffriamo anche noi.
E proprio come Clay ci arrabbiamo, vogliamo fare giustizia. Ma Hannah è morta ormai, e non la si può riportare indietro.
Perché nessuno si è accorto prima di quello che stava vivendo?
Gli amici, o meglio ex amici, Clay stesso, Tony, i genitori, e perfino lo psicologo. Oppure è stata una scelta consapevole, perchè era piú facile girarsi dall’altra parte che affrontare la situazione? Queste sono le domande che iniziamo a porci.

Perché non ne ha parlato? Perchè tante altre ragazze, che hanno avuto esperienze simili, non hanno rinunciato a vivere? Questione di carattere? Anche.                                             La verità è che, per certe persone , è più  difficile di altre parlare di quello che le fa stare male. Preferiscono tenersi tutto dentro, quasi fino al punto di scoppiare. Semplicemente, a volte, non riescono a trovare le parole. Accettarlo è altrettanto difficile.   Ma se ne può fare loro una colpa?                                                                                                                              Con chi avrebbe potuto parlare Hannah, dopotutto? Tutti l’avevano abbandonata. Sí, lo so cosa pensate. Ma Clay era lí. Insomma, chi può negarlo?! Ma forse dopo diversi tradimenti, ingiustizie, è difficile fidarsi, non credete?                                                  Alla fine Hannah ha provato a parlarne, ma nessuno le ha prestato molta attenzione. E quindi, di chi è la colpa? Forse di Hannah, forse delle persone che le hanno fatto del male. Forse di entrambi.

Per come la vedo io non è questo l’obiettivo di Tredici, ma un altro.                                           Chi siamo noi per giudicare?
Forse possiamo avvicinarci a capire una persona, ma non saremo mai lei.  Soltanto Hannah poteva sapere davvero quanto soffriva, e che effetto hanno avuto alcuni specifici episodi sulla sua vita.                                                                                                       Però tutto questo si poteva prevenire.
Come? Cogliendo i segnali. Sí, perchè è improbabile che una futura suicida non lasci segnali, seppur ridicolmente piccoli. Anche Hannah l’aveva fatto.
Quindi guardatevi attorno, osservate, e capirete che magari il vostro vicino sta soffrendo, e non lo sapevate.
E voi genitori, prestate maggiore attenzione ai vostri figli.
Io l’ho sempre pensato, un pò d’empatia potrebbe cambiare il mondo. Oppure fare in modo che non ci siano più avvenimenti del genere.                                                                   Perchè le parole e i gesti hanno un peso. Variabile, a seconda della persona che li riceve.
Non possiamo curare, ma possiamo prevenire. Ognuno di noi può fare qualcosa. Questo è quello che ho imparato. Clay l’ha capito, e tu?                                                                              Statene certi, dopo aver sentito la storia di Hannah Baker, la prossima volta ci penserete due volte prima di aprire la bocca e attribuire etichette. In fondo era ciò che voleva: colpire con le sue parole, graffiare. E ce l’ha fatta.                                                                       Chissà se, proprio come le sue, anche le mie parole vi hanno lasciato qualcosa, e magari vi hanno messo curiosità per questo racconto. Io spero vivamente di sì.

“Sai solo quello che succede nella tua vita, non in quella degli altri. E quando danneggi una parte della vita di qualcuno, non danneggi solo quella parte. Purtroppo non puoi essere preciso e selettivo. Quando danneggi una parte della vita di qualcuno, stai danneggiando tutta la sua vita. Tutto…influenza tutto.”

Tra sogno e realtà

Le notti bianche è stato il mio primo incontro con Dostoevskij, e spero di averne ancora altri in futuro.

Il protagonista di questo libro è un sognatore, che vive immerso nelle proprie fantasie. Egli è quasi sempre solo e ha ben pochi rapporti con il mondo esterno. Passa le notti insonni, passeggiando per le strade di Pietroburgo. E proprio in una di queste occasioni conosce Nasten’ka . Il loro sarà molto piu’ di un semplice incontro.

Per quattro notti consecutive i due si ritrovano sulla stessa panchina, raccontandosi le loro storie. Parlando, scoprono di avere alle spalle esperienze abbastanza simili. Entrambi hanno conosciuto la solitudine, il disagio, e il dolore. Entrambi sono sognatori.   La bravura di Dostoevskij, a mio parere, è anche nella sottigliezza con il quale descrive i tratti psicologici dei personaggi.

Nasten’ka per il protagonista diventa come una porta, spalancata verso la realtà che lui ha sempre evitato. Grazie a lei inizia a farsi domande che non si era mai posto prima, a riflettere sulle quattro pareti dentro le quali si è rinchiuso. E così se ne innamora. Sarà ricambiato in questo suo sentimento, oppure tutto si dissolverá proprio come fosse stato solo un altro sogno?

“Oh  Nasten’ka! Come sarà triste rimanere solo completamente, senza neanche un rimpianto, niente, assolutamente niente… Perchè tutto quello che avrò perduto non esisteva, era solo una stupida nullità totale, era solo una fantasticheria!”

Nonostante il sognatore finisca ugualmente col rifugiarsi nel posto sicuro che si è costruito, egli afferma:

“Dio mio! Un intero minuto di beatitudine! E’ forse poco, sia pure per tutta la vita di un uomo? “

Probabilmente il messaggio finale è questo: non c’è bisogno di isolarsi, allontarsi dal mondo reale, per trovare un sogno. A volte anche la vita vera può esserlo, come lo è stata quella del sognatore durante gli incontri con Nasten’ka.

Le notti bianche  trasmette un messaggio importante al giorno d’oggi in cui, a causa dell’influenza dai mass media e dai social network, si tende ad avere rapporti sempre piu’ superficiali.  Ci ricorda quanto è bello avere una conversazione significativa con una persona, per poterla conoscere davvero, nel profondo. Ci ricorda quanto ascoltare possa aiutarci a crescere, e quanto essere ascoltati dall’altro possa in qualche modo salvarci.

Un libro particolarmente introspettivo, ma che vola via leggero come un soffio. Breve, ma capace di scavare bene nell’animo umano. Un libro anche romantico, che narra di un amore puro.

 

Perchè leggere?

Tante volte, in maniera diretta o indiretta, mi sento rivolgere la stessa domanda: “Vanessa, perchè leggi così tanto?”, oppure “Cosa ci trovi in un libro?”

Il mio primo incontro con il mondo della lettura risale circa all’età di otto anni. Mi piaceva leggere i libri della collana del Battello a vapore, in particolare quelli di Valentina, scritti da Angelo Petrosino.                                                                                            Valentina era per me come un’amica che mi raccontava le sue avventure, e con la quale potevo parlare quando volevo, semplicemente aprendo le pagine di un libro.                        E così una volta tornata a casa mi dedicavo volentieri alla lettura, incuriosita da ciò che Valentina aveva da dirmi in quel particolare giorno.

Da piccola mi piaceva molto anche il fantasy, genere dal quale mi sono distaccata crescendo. Ricordo di aver letto con molto piacere la trilogia di Fairy Oak scritta da Elisabetta Gnone, o anche La bambina della sesta luna di Moony Witcher. Mi affascinava l’idea di potermi staccare dal mondo reale, e poter volare con la fantasia tra streghe e regni incantati.

Piu’ o meno verso i quattordici anni leggevo principalmente young adult, come i libri di John Green, oppure romanzi rosa come quelli di Nicholas Sparks. Non so bene neanche io perchè, ma durante quel periodo questi libri erano quelli che mi toccavano di piu’. E avevo un gran bisogno di provare emozioni, di nutrire la mia anima.

Adesso ho diciassette anni e sono in un periodo di scoperta dei classici e dei grandi autori, contemporanei e non. E’ iniziato tutto quest’estate, in seguito alla lettura de Il giovane Holden di J.D. Salinger. Ora come mai prima ho bisogno di risposte, di conoscere il mondo. Non mi basta piu’ nutrire la mia anima, ma voglio alimentare anche il mio intelletto .

Insomma, i motivi per cui leggo oggi certamente sono diversi da quelli per cui leggevo quando ero piu’ piccola( e forse tra trent’anni saranno ancora diversi), ma penso di aver elencato tutti quelli per cui vale la pena leggere.

Leggere ci aiuta a staccare dalla realtà quotidiana , trasportandoci per qualche ora in un’ altra dimensione.                                                                                                                       Leggere ci fa immedesimare nel personaggio del quale stiamo leggendo la storia, e ci insegna quindi a provare empatia verso gli altri.                                                                     Leggere ci aiuta ad identificare e a dare un nome alle nostre emozioni. Qualunque situazione stiate vivendo , siate certi che almeno un personaggio di un libro l’ha già affrontata.                                                                                                                                                 Leggere ci aiuta a pensare con la nostra testa, a sviluppare delle idee personali.                   Leggere ci aiuta a ragionare,a riflettere e  a cercare il significato profondo delle cose.         Leggere ci aiuta ad avere una visione piu’ ampia e chiara del mondo.

Perciò che aspettate? Lasciate perdere internet. Spegnete il computer, la televisione, e aprite quel libro. Non ve ne pentirete, ve lo assicuro.

“Capite ora perché i libri sono odiati e temuti? Perché rivelano i pori sulla faccia della vita. La gente comoda vuole soltanto facce di luna piena, di cera, facce senza pori, senza peli, inespressive.”                                                                                                         -Ray Bradbury, Fahrenheit 451

Superare i pregiudizi

Il libro di cui vi parlo oggi è un classico della letteratura americana. Nell’edizione che possiedo, sul retro, sono riportate le seguenti parole: “il romanzo consigliato da Barack Obama contro ogni razzismo e discriminazione”. Il buio oltre la siepe  di Harper Lee e’ molto piu’ di un semplice romanzo, e lo possiamo capire semplicemente dal titolo. Cos’è il buio? E’ la paura , la diffidenza verso ciò che ci è sconosciuto. Cos’è la siepe? E’ un muro rivolto verso l’esterno, che ci impedisce di conoscere l’altro. Un muro fatto di pregiudizi e false credenze.

La vicenda si svolge nella contea di Maycomb, a sud degli Stati Uniti, nel 1935. La protagonista è Scout, una bambina irrequieta e fuori dal comune, che ci racconta tutto in prima persona. Scout è figlia dell’avvocato Atticus Finch, ottimo padre ed uomo giusto e di principio. Egli è talmente fedele ai propri valori, che decide di occuparsi della difesa dell’afroamericano Tom Robinson, per quanto sia una causa già persa in partenza. E lo fa per insegnare qualcosa ai suoi figli: a Scout, ma soprattutto a Jem.

“Volevo che tu imparassi una cosa: volevo che tu vedessi che cosa è il vero coraggio, tu che credi che sia rappresentato da un uomo col fucile in mano. Aver coraggio significa sapere di essere sconfitti prima ancora di cominciare, e cominciare egualmente e arrivare sino in fondo, qualsiasi cosa succeda. È raro vincere, in questi casi, ma qualche volta succede.”

Atticus riuscirà a provare l’innocenza di Tom, eppure egli verrà comunque condannato a morte. Questo episodio colpisce in profondità Scout e Jem , che non riescono a spiegarsi come sia stato possibile. Essi arriveranno a concepire, soltanto alla fine del libro, di vivere in una società  basata sul razzismo e sul sentito dire. Grazie però al sostegno e agli insegnamenti di Atticus riusciranno a sviluppare un pensiero critico, e a distaccarsi da quasta realtà. Atticus quindi perde il processo, ma riesce comunque ad avere la meglio e a raggiungere il suo obiettivo finale: educare Scout e Jem ad avere una mente aperta, a conoscere prima di giudicare.

Possiamo dire che noi siamo Scout e Jem, e Harper è Atticus. Con questo libro ci invita a superare i pregiudizi, rompere il muro, scoprire cosa c’è dietro la siepe. Ci invita a dire di no al razzismo, alla discriminazione di qualunque tipo essa sia, alle armi. Ci invita ad essere  piu’ umani, a chiudere gli occhi e ad aprire il cuore. Se ascolterete bene, questo libro potrebbe cambiare il vostro modo di vedere le persone, e il mondo in generale.

 

La verità sul caso Harry Quebert

Questo libro è stato il primo thriller/ giallo che ho letto, e che mi ha fatto appassionare al genere.  Forse per questo ricopre un posto importante nella mia vita. O forse perchè non credo di aver mai finito un libro talmente lungo in un così breve tempo. 770 pagine divorate in soli due giorni. Tra colpi di scena vari, La verità sul caso Harry Quebert di Joel Dicker, ti tiene incollato alle pagine. E in men che non si dica, ecco che ti ritrovi già alla fine. Sto esagerando? Giudicate voi stessi.

Marcus Goldman è un giovane scrittore, che con il suo primo libro ha ottenuto un successo internazionale, e si gode la fama e le attenzioni. Nel frattempo l’editore continua a pressarlo, a richiedere il suo secondo lavoro. Però Marcus è colpito da un terribile blocco dello scrittore, e non riesce a buttare giu’ nulla. Le prova proprio tutte, ma nulla sembra funzionare.

Finchè un giorno riceve una chiamata da parte di Harry Quebert, suo amico ed ex professore di università. Anche Harry è uno scrittore di successo, conosciuto principalmente per l’opera Le origini del male, ed è stato proprio lui ad insegnare a Marcus come scrivere. L’obiettivo della sua chiamata è quello di invitare Marcus a parlare, e chiedergli di dargli una mano a provare la propria innocenza. Il vecchio insegnante viene infatti accusato di essere l’assassino di Nola Kellergan, una quindicenne, il cui corpo è stato ritrovato proprio nel suo giardino. Il caso di Nola aveva sconvolto l’intera America, ma era stato abbandonato e dimenticato, almeno fino al ritrovamento del cadavere.

E così Marcus va a visitare l’amico, e cerca di rimettere insieme tutti i tasselli. Verrà a conoscenza della relazione tra Nola, appena quindicenne, ed Harry, allora piu’ grande di lei di quasi vent’anni. Scoprirà verità sconvolgenti riguardanti questi due personaggi, sotterfugi, e bugie nascoste. Proprio su ciò scriverà il suo secondo romanzo , che si intitolerà appunto La verità sul caso Harry Quebert.

Un libro coinvolgente, una storia interessante da leggere tutto d’un fiato. Magari durante un viaggio in aereo, in treno, in nave, in macchina, che a volte può sembrare infinito. Oppure in vacanza, proprio come ho fatto io.

Oltretutto è anche un valido manuale per aspiranti scrittori. All’inizio di ogni capitolo sono riportate delle conversazioni, in cui Harry dà dei consigli a Marcus per scrivere un buon libro, e a volte sono anche vere e proprio lezioni di vita.

“Talvolta potrai sentirti scoraggiato,Marcus. E’ normale. Ti ho detto che scrivere è come boxare, ma è anche come correre. E’ per questo che ti mando sempre a correre: se hai la forza morale per affrontare i lunghi percorsi, sotto la pioggia e nel freddo ; se hai la forza di continuare fino in fondo e metterci tutte le tue energie, tutto il tuo cuore, e di arrivare alla meta, allora sarai capace di scrivere. Non devi mai lasciare che la stanchezza o la paura te lo impediscano. Al contrario: devi usarle per andare avanti”

Il segreto della felicità

Due sono i motivi che mi hanno spinta ad acquistare questo libro, che è diventato uno dei miei preferiti.                                                                                                                                  Il primo è stato l’autore. Come potevo dire di no ad Alessandro D’avenia? Alessandro, che fin dal primo momento mi ha colpita con il suo modo di esprimersi, ma soprattutto di vedere il mondo. Alessandro, quell’insegnante che tutti vorrebbero, anzi dovrebbero, avere almeno una volta nella vita.  Una specie di Robin Williams.                                              Il secondo è stato Leopardi. Un poeta che mi è sempre piaciuto, e del quale, grazie a questo a libro, ho potuto approffondire la conoscenza.                                                              Sì, perchè se lo avete sempre visto come il poeta del pessismo, preparatevi a vedere esattamente l’opposto. Un Leopardi completamente nuovo, ma che vi sembrerà così reale da avere l’impressione di conoscerlo da sempre. Leopardi, un cacciatore di bellezza. Leopardi, un esempio per i giovani d’oggi.                                                             Vi chiederete: ma come? Per rispondere a questa domanda, è bene spiegare da cosa è stato ispirato Alessandro per scrivere questo libro. Proprio dai giovani, e dalle loro storie. Anzi, da una in particolare, che Alessandro specificherà solo alla fine del libro.       Un libro indirizzato ai giovani, alla generazione ha il volto dell’urlo di Munch, con l’obiettivo di dare loro speranza, di aiutarli. Sto parlando de L’arte di essere fragili.  

Il libro si divide in quattro parti, che per Alessandro sono le quattro fasi della vita: l’arte di sperare (adolescenza), l’arte di morire (maturità), l’arte di essere fragili (riparazione) e l’arte di rinascere (morire). Si può descrivere come una sorta di corrispondenza epistolare tra Alessandro e Leopardi, diventando così il proseguimento di un progetto che Leopardi avrebbe voluto portare a termine. Nello Zibaldone egli scrisse che avrebbe voluto scrivere una lettera ad un giovane del ventesimo secolo.

Alla tenera età di diciassette anni Alessandro scopre questo giovane poeta, e viene rapito.”Rapimento” è un termine molto importante nel libro, vuol dire scoprire cosa vogliamo fare, cosa ci rende vivi . Farsi rapire, cercare la propria stella, e avere il coraggio di seguirla. Questo è il segreto della felicità, secondo Alessandro.                             Ed ecco perchè Leopardi è un esempio per i giovani: fin da fanciullo scopre che ciò che vuole fare è scrivere poesia, e permane nel suo obiettivo nonostante le critiche.                    Leopardi, che tutti sappiamo, diventò gobbo a forza di stare piegato sui libri. Ma cosa cercava tra quelle pagine? La felicità. Non riuscì però a trovarla, e quindi fuggì da Recanati.   Chi è che non ha mai desiderato scappare durante l’adolescenza? Ebbene, neanche Leopardi era immune a questo richiamo, a questo rapimento. E ancora una volta, non si tirò indietro e lo seguì. E con questa sua fuga dà inizio alla seconda fase, quella della maturità.

Forse allora Leopardi non era solo il poeta del pessimismo, forse lo abbiamo inquadrato male. Egli scrisse certamente poesie quali Il passero solitario (la mia preferita) , ma anche come L’infinito. Si può definire pessimista chi guarda oltre un ostacolo (in questo caso la siepe, che gli impedisce la vista) e cerca di immaginare cosa ci sia dietro? Chi è rapito da questo stesso pensiero?  Io lo definirei piuttosto estremamente umano, un sognatore. E di nuovo mi tornano in mente quelle due parole, cacciatore di bellezza. Grazie ad Alessandro scopriamo che bellezza e felicità sono collegate. Chi cerca la bellezza, cerca la felicità. E dov’è la bellezza nell’essere umano? Nella sua fragilità. Non era forse Leopardi estremamente fragile?! Ecco quindi svelatoci un altro segreto: saremo davvero felici soltanto quando accetteremo la nostra fragilità.

“L’arte da imparare in questa vita non è quella di essere invincibili e perfetti, ma quella di saper essere come si è, invincibilmente fragili e imperfetti”

                                                                            Il successo di questo autore tra i giovani è pienamente giustificato, e dimostrato in questo libro: lui nei ragazzi ci crede con tutto se stesso . E i ragazzi capiscono quando qualcuno crede DAVVERO in loro.

Per finire, vorrei soltanto fare un’altra considerazione. Leggetelo con il giusto spirito. Lasciatevi rapire. Lasciatevi sommergere da una realtà nuova. Se cercate delle risposte, qui le troverete tutte. Credetemi, non è un caso se sotto il titolo è scritto come Leopardi può salvarti la vita.

“I libri, scelti bene, caro Giacomo, possono salvare la vita, soprattutto quella fragile, facendole cogliere il frutto del futuro che ha dentro.”