Insetti (s)cacciati dalla società.

Quando qualcuno riesce, in 60 pagine circa, a racchiudere un significato nascosto e profondo, allora quello deve essere davvero un bravo autore. Ma noi lo sapevamo già, caro Frank Kafka. Insomma, non è un caso se questo racconto, La metamorfosi, è diventato un classico.

Greogor Sasma è un giovane uomo, un commesso viaggiatore, completamente dedito al suo lavoro. Non proprio di sua spontenea volontà , ma piuttosto perchè deve contruibire al mantenimento della famiglia. Non si assenta mai,  e non coltiva altri interessi al di fuori di esso. Eppure tutto questo inizia a stressarlo. Si sente a disagio, come rinchiuso in una gabbia che neanche si è scelto. In seguito ad una notte terrificante, senza che ci venga fornito il perchè, si sveglia improvvisamente mutato in un insetto.                              E provate ad indovinare cosa pensa? Ebbene sì, la prima cosa che si domanda è come farà ad andare al lavoro. Come camperà la famiglia senza lui?                                                  I famigliari, al contrario, non hanno di questi problemi. La semplice visione di lui in quel corpo li terrorizza. Inoltre, venuti a conoscenza della sua incapacità di lavorare in tali condizioni, Gregor diventa sempre di piu’ un peso ai loro occhi, oltre che motivo di vergogna e imbarazzo. Tanto enormi sono queste sensazioni, che alla fine decidono di sbarazzarsene.

Kafka ha avuto un rapporto conflittuale con il padre. Profondo e sensibile il primo, pratico il secondo. Certamente il padre desiderava che il figlio avesse piu’ la testa sulle le spalle, ma la natura di Frank era intellettuale e artistica.                          Kafka sfrutta la propria esperienza famigliare per scrivere un racconto che contiene tutto il male di vivere tipico di chi non si sente accettato, neanche dai propri cari. La solitudine e l’isolamento di Gregor sono quelli dell’autore. Inoltre sono anche quelli di tante altre persone, considerate insetti dalla società. Persone con particolari malattie fisiche o psicologiche, ma non solo.                                                                                                                           Soprattutto di persone che non si accontentano della superficie, ma vogliono arrivare a capire l’essenza delle cose. Persone, che come proprio come Gregor, sono scomode. Perchè hanno il coraggio di pensare con la propria testa. E ciò è raro, devo dire. Perchè è invece piu’ comodo prendere tutto per come è, senza interrogarsi troppo.                             Ricordatevelo sempre, lo schiavo che riuscì a liberarsi e ad uscire dalla caverna, venne ritenuto “matto” da quelli ancora incatenati. Fu accusato di dire delle assurdità, eppure era l’unico a conoscere la realtà.

Una grande metafora del diverso e della società, che l’ha sempre rifiutato e sempre lo rifiuterà. Una società a cui vai bene soltanto se ti adegui. Ma noi diciamo di no. Come Gregor soffriremo, perchè è esigenza dell’uomo quella di appartenere ad un gruppo, ovvero di omologarsi. Eppure non lasciamo che questo ci fermi, continuamo a cercare. Perchè la ricerca conduce alla verità, e quindi alla libertà. Soltanto cercando riusciremo a liberarci dalla manette.

 

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