Giovani innamorati al tempo della rivoluzione.

In Toru, personaggio principale e narratore di quest’ opera, ho trovato in parte un giovane Holden 2.0, proprio come scritto nel retrocopertina. Forse, però, un giovane Holden un pò più consapevole.

Oggi ho intenzione di parlarvi di Norwegian wood di Haruki Murakami, chiamato anche ” l’autore meno giapponese tra gli autori giapponesi”.  E infatti, la vicenda narrata, nonostante sia ambientata in Giappone, sembra più probabile che si svolga in America o in Inghilterra. Anche il titolo, ripreso da una canzone dei Beatles, di certo non ci riconduce alle tradizioni orientali. Haruki scrive una nota di suo pugno, nel quale ci racconta di aver scritto il libro in giro per diversi paesi dell’ Occidente, dai quali è stato particolarmente influenzato. Tra questi c’è anche l’Italia, in particolare Roma.

Perchè tra tanti cantanti, tra tante bands, Murakami ha scelto proprio un brano dei Beatles?  Perchè ci troviamo nel Sessantotto: gli anni della “rivoluzione”, della rivolta studentesca. Non c’è quindi da sorprendersi se il sesso non è certo un argomento taboo, anzi. Al contrario, sembra far parte della routine quotidiana. Quello che é veramente  sconcertante è il numero di suicidi presenti in questo libro (sono tre) , e la concezione della morte come parte integrante della vita. Probabilmente questo è più un pensiero orientale.

Toru, giunto all’etá di trentasette anni, si trova su un aereo, quando sente le note di Norwegian Wood. Immediatamente torna indietro agli anni della sua giovinezza, nella quale siamo quindi introdotti tramite un lungo flashback.

Il primo ricordo che gli affiora alla mente riguarda Naoko, una ragazza verso cui Toru riservava dei sentimenti speciali. Fragile ,stravolta da un avvenimento in particolare, che continuerá a tormentarla a lungo. Per questo, dopo aver continuato a rimandare, ricorrerá ad una terapia psichiatrica. Lo annuncerá a Toru tramite una lettera, che gli spedirá al college.

Sì, perchè mentre Naoko, a causa dei suoi problemi, è costretta momentaneamente ad abbandonare ogni progetto per il futuro, Toru frequenta il college. Un college nei confronti del quale prova sensazioni contrastanti, che ama e odia allo stesso. Lo odia principalmente per le persone che circolano. Eppure lì in mezzo trova degli amici, come Strurmtruppen, personaggio particolare e improbabile, e come Nagasawa, intellettuale spregiudicato dell’alta societá. Legherà soprattutto con lui, perchè al di lá del suo modo di comportarsi, lo ritiene interessante.

Toru ama circondarsi di persone di questo tipo. Riesce a guardare oltre ogni difetto, se dall’altra trova una mente che lo stimola e che vuole conoscere. Midori , ragazza eccentrica e frizzante, non fa eccezione. Diretta ed ironica, è un personaggio che ti entra quasi subito nel cuore, e finisci per innamortene un pò anche tu. E ammiri il suo essere forte, il non lasciarsi abbattere dalle difficoltá. Insomma, il suo modo di reagire, anche di fronte alla morte, che è così diverso da quello di Naoko. Ma soprattutto, più di tutto questo, il suo modo di ragionare.

In mezzo ad una societá di ragazzi che credono di essere anticomfortisti, ma che in realtá seguono la massa, Midori, pur essendo consapevole di essere una ragazza comune, anticomfortista lo è davvero. Sará lei che ci porterá a riflettere davvero sulla rivoluzione di quegli anni. Haruki, di cui Toru sarebbe l’ alterego, fa uscire il proprio pensiero tramite la bocca di Midori. Semplice ma coinciso, proprio nel modo in cui lei solitamente parla. Anche in questo è così diversa da Naoko, che con le parole fa dei giri interminabili, o ancora peggio, troppo concentrata sulla scelta di quelle giuste, non riesce proprio a trovarle.

“Quando ho cominciato l’università, mi piaceva cantare cosí entrai in un club di musica folk. Arrivati lì per prima cosa ti davano da leggere Marx. C’era poco da fare: tornata a casa mi dovetti mettere a leggere Marx. Cosí alla successiva riunione spiegai che avevo provato a leggere ma non ci avevo capito un tubo. Mi trattarono come un’idiota. Non avevo la minima coscienza critica, mancavo totalmente di visione sociale. Fu tragico, sai? E solo perché avevo confessato di non aver capito un testo.Per non parlare poi della discussione. Tutti usavano le parole piú difficili con l’aria di chi non ha fatto altro in vita sua. Io che non capivo mi azzardavo a fare domande tipo: «Che vuol dire sfruttamento imperialistico? >> […] Ma nessuno mi dava spiegazioni. Anzi, si arrabbiavano sul serio. Come è possibile che non capisci queste cose? mi dicevano. Come pensi di vivere senza un’idea nel cervello? Ma io sono quella che sono. Sono una persona comune. Ma non sono le persone comuni quelle che sostengono la società, e quelle che vengono sfruttate? E sbandierare di fronte alle persone comuni parole che non possono capire me lo chiamate rivoluzione? Trasformazione della società? […] Allora pensai: questi sono solo una massa di mistificatori.  […] Quando arrivano al quarto anno si tagliano i capelli, trovano un bell’impiego alla Mitsubishi, alla TBS, all’IBM o alla Banca Fuji, si prendono una moglie carina che non ha mai letto una parola di Marx e affibbiano ai loro bambini i nomi piú pretenziosi che trovano. Altro che «Distruzione della cooperazione università-industria!» C’è da piangere dalle risate […]. A giugno me ne andai, ero talmente indignata. Ma non è solo il club. Tutta l’università è piena di questi ipocriti. Passano la loro vita tremando, nel terrore che gli altri possano scoprire che non hanno capito qualcosa. […] Sarebbe questa la rivoluzione?  Se la rivoluzione è questa, meglio farne senza. “

Midori, che tu abbia o non abbia espresso il pensiero di Haruki, io mi trovo pienamente d’accordo.

Toru rimane subito affascinato da Midori, e lei non si fa problemi a dichiararsi.  Però c’è Naoko, che non riesce proprio a togliersi dalla testa. Così va a trovarla, nel tentativo di schiarirsi le idee. Non riuscirá a pieno in questo suo obiettivo, ma conoscerá Reiko, una donna con dei problemi ma ormai guarita, che continua, nonostante tutto, a restare in quella clinica in parte per servizio, in parte per la paura di uscirne. Reiko lo aiuterá molto in futuro, e in parte anche lui aiuterá Reiko. Diciamo che saranno l’uno il terapista dell’altra.

Toru resterà confuso tra Midori e Naoko, pur prediligendo quest’ultima, finchè le cose non prenderanno una piega inaspettata (ok, forse un pò me lo aspettavo) . Il finale è  aperto, lasciando così abbastanza spazio alla libera interpretazione. Ad ogni modo, il Toru trentasettenne, è piu’ consapevole e ha sicuramente imparato qualcosa da questa esperienza:

“Quello che lei cercava non era il mio braccio, ma il braccio di qualcuno. Quello che cercava non era il mio calore, ma il calore di qualcuno.”

Prima di concludere, ci tengo a specificare che forse, da quello che ho scritto,  sembra quasi che io non abbia apprezzato il personaggio di Naoko, ma non è così. Ritengo anzi che Naoko, al di lá del suo modo di reagire o meglio di non reagire, possieda sicuramente una profonditá e una sensibilitá che sono piuttosto rare. E in questo sta l’abilitá dell’autore. Nella descrizione dei personaggi, in special modo dei loro sentimenti. Anche le descrizioni dei paesaggi sono notevoli.

Egli scrive, sempre in quella sua nota ” Ogni volta che penso a questo romanzo, ancora oggi alla mia mia mente affiorano i paesaggi dell’Italia degli anni Ottanta. Per questo, se i lettori italiani lo amassero, non potrebbe esserci per me gioia più grande.” Caro Haruki, non so dirti se l’ho amato, ma sicuramente mi è piaciuto.

Un libro che parla di adolescenza, dei primi amori e delle prime scelte. Di quella voglia di distinguersi, di essere diversi.                                                                                                             Ma non è ora di iniziare a chiedersi qual è la vera rivoluzione?